mercoledì 23 dicembre 2009

Memorie di Adriano - Marguerite Yourcenar

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Letto nel marzo 2009

Con questo libro ho finalmente capito la portata della parola capolavoro.
Avevo paura che mi annoiasse, avevo paura di perdere interesse e di dovermi sforzare di finirlo.
Macchè.
È una cosa talmente bella che non ci sono davvero parole per descriverlo; non è avvincente, questo no. Ma è scritto con una maestosità e una competenza tali, ed è così credibile che non riesco ancora a capacitarmi che non l’abbia scritto Adriano stesso, che non sia un'autobiografia, che sia tutto frutto dell’immaginazione di una scrittrice. Un genio.
Adriano parla in prima persona della sua vita, la racconta al suo successore Marc'Antonio come se il lettore la dovesse già sapere (ricordarmi la storia dei romani sarebbe una gran cosa) e analizza le proprie decisioni, le proprie scelte, il mondo e le persone che lo circondano con una raffinatezza ed un’intelligenza tali che ho riempito il mio quadernino di citazioni.
Affronta temi che sono di una modernità impressionante (“ Volevo morire: non volevo soffocare; la malattia disgustosa della morte; si vuol guarire, che è una maniera di voler vivere. Ma la debolezza, la sofferenza, mille miserie corporali dissuadono il malato dal provarsi a risalire la china: non si vuol saperne di tregue che sono tranelli, di forze vacillanti, di ardori incompleti, di questa perpetua attesa della prossima crisi. […] Ma la sollecitudine dei mie amici equivale a una sorveglianza assidua: ogni malato è un prigioniero.”) con una saggezza ed una lucidità degne di un filosofo.
Ma la parte che mi ha incantato è stata quella in cui parla di Antinoo, che a volte Adriano chiama “quel giovincello”, amatissimo amante scomparso all’età di vent’anni che l’Imperatore amerà per tutta la vita e del cui ricordo farà un culto, inondando l’impero di sui profili (nelle monete), culti e statue e consegnandolo all'immortalità con una tomba egizia (“La sua presenza era straordinariamente silenziosa: m’ha seguito come un animale, o come un genio familiare. Aveva le infinite capacità di allegria e d’indolenza di un cucciolo, la selvatichezza, la fiducia. Quel bel levriero, ansioso di carezze e di ordini, si distese sulla mia vita. […] Sono stato padrone assoluto una volta sola, e di un solo essere.”)

Uno dei libri che nella vita, deve essere letto.

Splendido. 10 e lode.

1 commento:

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