mercoledì 24 marzo 2010

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino - Christiane F.

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Non so se si può definire un classico un libro scritto nell'80, ma per me lo è.
Nell'età in cui tutti leggono questo tipo di libro io lo avevo saltato; non so perchè, ma mi spaventava.
In effetti.
La storia la conoscevo, ma non conoscevo lei, Christiane.
Non sapevo il perchè.
E non lo so neanche ora.
La miseria in cui vive, in un quartiere dormitorio della Berlino degli anni '70 non basta a decrivere il suo cammino verso la morte.
Il suo è un racconto semplicissimo e sgrammaticato, il racconto di una quindicenne con la personalità e il cervello disfatti dall'eroina.
Eppure è lucidissimo e limpido come l'acqua.
Le prime bugie ai genitori, i compagni di classe fighissimi che marinano la scuola, il voler iniziare con le canne per inserirsi nel gruppo, il frequentare la discoteca più moderna d'Europa perchè lì ci vanno i veri bucomani, dei tipi troppo paraculissimi.
Lei e il fidanzatino (di sedici anni) si trascinano a vicenda in una spirale senza via scampo.
Quello che stringe il cuore è che ogni volta Christiane ripete a se stessa che lei quella cosa lì o quell'altra non la farà mai, che non cadrà mai così in basso.
E invece non solo finisce per farla, ma finisce per diventare come quei bucomani che ammirava tanto e che ora, intorno a lei, muoiono come mosche.
Le giornate ruotano tutte intorno alle pere, a come trovarsi i soldi per comprare un quartino e poi un altro. E i soldi non sono mai abbastanza e allora prima si prostituisce prima il fidanzatino, poi lei - ma è una che i clienti se li sceglie.
Poi non se li sceglie più, basta che paghino.
Retate, polizia, manicomio, niente sembra fermarla.
Ad un certo punto anche lei si rende conto che sta aspettando solo l'ultimo buco.
Che per fortuna fa cilecca e Christiane ci regala una testimonianza atroce ma bellissima - a suo modo.
Così realistico che a volte sembrava di essere fatta pure a me.

(Un piccolo appunto: per colpa di questa qui ora sono entrata nel trip delle traduzioni e ho scoperto che il vero titolo di questo libro non è come lo hanno tradotto in italiano ma "WIR KINDER VOM BAHNHOF ZOO" cioè "Noi ragazzi della Bahnhof Zoo" - che no è lo zoo, ma la fermata della metropolitana dove andavano a cercarsi la roba e i clienti. Il povero zoo di Berlino si è fatto una brutta reputazione per niente.)

Questo è il punto in cui mi sembrava di essere Sebastian ne "La storia infinita" quando l'ho letto il cuore mi batteva a mille e non facevo altro che dire ad alta voce: "NOOOOO no, cazzo nooooooo".
Christiane non ha ancora compiuto 14 anni. E' la notte del primo buco.
Il nostro fornitore abituale ci riconosceva già da lontano. Appena ci vedeva si avvicinava e poi aspettava un paio di traverse più in là per vedere se tutto era tranquillo. Da
lui comprai due quartini per quaranta marchi. Volevo finalmente farmi il primo buco. Sniffando l’effetto arriva lentamente. Col buco invece è una martellata. Gli altri lo avevano talvolta paragonato ad un orgasmo. Io volevo bucare senza pensare neanche un minuto che era il prossimo passo verso la merda totale.
Andammo ai gabinetti pubblici del Bülowbogen vicino alla Potzdamerstrasse. Una zona veramente miserabile. Davanti ai gabinetti pubblici ciondolavano gli ubriachi. Là era il posto
dove gli etilici ci dormivano la notte. Regalammo loro un pacchetto di sigarette. In cambio ci fecero da palo. Naturalmente sapevano bene di cosa si trattava ed erano famelici di sigarette.
Con noi era venuta una tipa del Sound, Tina. Detlef tirò fuori l’armamentario, cucchiaio e limone dalla sua busta di plastica. Mise la roba sul cucchiaio e fece gocciolare sopra acqua ed un po’ di succo di limone, in modo che la roba, che non era mai del tutto pura, si diluisse meglio. Scaldò la roba con l’accendino e la aspirò nella siringa. Quella vecchia siringa era spaventosamente sporca, la punta tanto spuntata quanto quella di un ferro da calza. Per primo si fece il buco
Detlef e poi Tina. E poi l’ago fu completamente otturato. Non passava assolutamente più nulla. In ogni modo quei due lo sostenevano. Forse volevano solo che io non mi facessi la pera. Ma io volevo a tutti i costi.
C’era un altro bucomane nella toilette che si era appena fatto una pera. Un tizio completamente distrutto, del tutto a pezzi. Gli chiesi se poteva prestarmi i suoi attrezzi. Lo fece.
Ma a quel punto avevo un orrore folle di infilzarmi l’ago nella vena sull’avambraccio. Ci provavo, ma non ci riuscivo affatto, benché avessi visto farlo spesso agli altri. Detlef e Tina si
comportavano come se non li riguardasse affatto. Così dovetti chiedere aiuto a quel tizio rovinato. Lui capì subito che lo facevo per la prima volta. Mi sentivo come una scema di
fronte a quel vecchio bucomane.
Disse che lo trovava una merda, ma poi prese la siringa.
Siccome le mie vene non si vedono ebbe delle difficoltà a centrarne una. Dovette infilzare l’ago tre volte prima di aspirarne un po’ di sangue e sapere così che era in vena.
Continuava a borbottare che lo trovava una merda e mi sparò dentro tutto il quartino.
L’effetto arrivò davvero come una martellata.
Ma un vero orgasmo me lo ero immaginato diversamente. Subito dopo ero
completamente abbrutita.
Non percepivo quasi più nulla e non
pensavo a niente.

3 commenti:

  1. Io non l'ho mai letto (mi sembra però di aver visto il film tanti tanti anni fa...), comunque da piccola lo "zoo di Berlino" io l'avevo sempre inteso in senso metaforico, qualcosa come "quel gran caos/puttanaio della città di Berlino" XD pensa te...
    Non l'ho mai collegato al giardino zoologico con i suoi animali...

    RispondiElimina
  2. io invece lo avevo sempre inteso come giardino zoologico e mi dispiaceva per quei poveri animali che dovevano vedere tutto quel puttanaio... invece ora so che è solo un errata traduzione dall'originale, che in realtà il puttanaio era alla fermata della metro Bahnhof Zoo.

    RispondiElimina
  3. il ricordo più vivo che ho di questo libro, letto a 15 anni, è quando iniziano a prostituirsi, prima lui, poi lei. Ricordo che mentre leggevo avevo il magone e il cuore stretto stretto. La descrizione di quel bagno... brividi!!!
    Ho sempre associato lo Zoo di Berlino ad una zona della città quindi l'errata traduzione non ha fatto troppi danni nel mio caso!

    RispondiElimina

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