martedì 30 marzo 2010

Breakfast at Tiffany’s - Truman Capote



Pomeriggio di relax romantico.
Finito il libro, guardato il film.
Meravigliosi entrambi... il libro non ha esattamente il finale romantico del film, Holly cartacea è ancora più pazza e scatenata di quella cinematografica, nessuno cavalca (purtroppo) in mezzo a Central Park, ma credo che nessun personaggio di carta possa rivaleggiare con la classe e l'eleganza di Audrey Hepburn.
Un modello a cui noi ragazze ci possiamo ispirare.
Classy.

A proposito, sto cercando il libro "How to be a Hepburn in a world of Hilton".
Se qualcuno ce l'ha, please....



The instant she saw the letter she squinted her eyes and bent her lips in a tough tiny smile that advanced her age immeasurably. "Darling," she instructed me, "would you reach in the drawer there and give me my purse. A girl doesn't read this sort of thing without her lipstick."

It's a beautiful day (well - almost)

La felicità e la soddisfazione di ieri hanno lasciato un bello strascico dietro di sè... stamani, nonostante i bomboloni e le paste ingurgitate al seggio, la bilancia mi parla di un kilo in meno rispetto alla settimana scorsa... anche se è solo roba temporaneamente persa a causa dello stress e dei pasti saltati, è una bella spinta per mangiare le disgustose crocchette di farro che da tempo campeggiano nel frigo.

Poi, naturalmente, nel primo giorno di ferie e di riposo che ho dopo settimane di stress, naturalmente, piove.
Addio al tentativo di uscire e scattare un po' di foto ai colori della primavera.
Vabbè.

venerdì 26 marzo 2010

Breakfast at Tuffany’s - Truman Capote

I’ve tried that. I’ve tried aspirin, too. Rusty thinks I should smoke marijuana, and I did for a while, but it only makes me giggle. What I’ve found does the most good is just to get into a taxi and go to Tiffany’s. It calms me down right away, the quietness and the proud look of it; nothing very bad could happen to you there, not with those kind men in their nice suits, and that lovely smell of silver and alligator wallets. If I could find a real-life place that made me feel like Tiffany’s, then I’d buy some furniture and give the cat a name.

Lucchetti babbani e medaglioni magici - Ilaria Katerinov

More about Lucchetti babbani e medaglioni magici

Grazie tantissime alla SteStanca* che come regalo di compleanno mi ha fatto avere questo libriccino interessantissimo che mi ha aperto un mondo al quale mi ero soltanto affacciata (e con non poco disprezzo) durante la lettura dei pochissimi libri tradotti (male) di J.D. Robb.
Ho capito che se avessi letto Harry Potter in lingua originale avrei perso tantissimi riferimenti (che comunque si sono persi anche in italiano) perchè non parlo inglese così bene, ma mi sarei salvata dagli errori di traduzione e di distrazione degli editor. Complimenti all'autrice che ha fatto barba e capelli sia ai traduttori della Salani che agli editor.
Bello!



*ho coniato un neologismo allitterato

giovedì 25 marzo 2010

Being romantic


 
Even so, my spirits heightened whenever I felt in my pocket the key to this apartment; with all its gloom, it still was a place of my own, the first, and my books were there, and jars of pencils to sharpen, everything I needed, so I felt, to become the writer I wanted to be.
 Breakfast at Tiffany’s - Truman Capote, 1958

mercoledì 24 marzo 2010

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino - Christiane F.

More about Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

Non so se si può definire un classico un libro scritto nell'80, ma per me lo è.
Nell'età in cui tutti leggono questo tipo di libro io lo avevo saltato; non so perchè, ma mi spaventava.
In effetti.
La storia la conoscevo, ma non conoscevo lei, Christiane.
Non sapevo il perchè.
E non lo so neanche ora.
La miseria in cui vive, in un quartiere dormitorio della Berlino degli anni '70 non basta a decrivere il suo cammino verso la morte.
Il suo è un racconto semplicissimo e sgrammaticato, il racconto di una quindicenne con la personalità e il cervello disfatti dall'eroina.
Eppure è lucidissimo e limpido come l'acqua.
Le prime bugie ai genitori, i compagni di classe fighissimi che marinano la scuola, il voler iniziare con le canne per inserirsi nel gruppo, il frequentare la discoteca più moderna d'Europa perchè lì ci vanno i veri bucomani, dei tipi troppo paraculissimi.
Lei e il fidanzatino (di sedici anni) si trascinano a vicenda in una spirale senza via scampo.
Quello che stringe il cuore è che ogni volta Christiane ripete a se stessa che lei quella cosa lì o quell'altra non la farà mai, che non cadrà mai così in basso.
E invece non solo finisce per farla, ma finisce per diventare come quei bucomani che ammirava tanto e che ora, intorno a lei, muoiono come mosche.
Le giornate ruotano tutte intorno alle pere, a come trovarsi i soldi per comprare un quartino e poi un altro. E i soldi non sono mai abbastanza e allora prima si prostituisce prima il fidanzatino, poi lei - ma è una che i clienti se li sceglie.
Poi non se li sceglie più, basta che paghino.
Retate, polizia, manicomio, niente sembra fermarla.
Ad un certo punto anche lei si rende conto che sta aspettando solo l'ultimo buco.
Che per fortuna fa cilecca e Christiane ci regala una testimonianza atroce ma bellissima - a suo modo.
Così realistico che a volte sembrava di essere fatta pure a me.

(Un piccolo appunto: per colpa di questa qui ora sono entrata nel trip delle traduzioni e ho scoperto che il vero titolo di questo libro non è come lo hanno tradotto in italiano ma "WIR KINDER VOM BAHNHOF ZOO" cioè "Noi ragazzi della Bahnhof Zoo" - che no è lo zoo, ma la fermata della metropolitana dove andavano a cercarsi la roba e i clienti. Il povero zoo di Berlino si è fatto una brutta reputazione per niente.)

Questo è il punto in cui mi sembrava di essere Sebastian ne "La storia infinita" quando l'ho letto il cuore mi batteva a mille e non facevo altro che dire ad alta voce: "NOOOOO no, cazzo nooooooo".
Christiane non ha ancora compiuto 14 anni. E' la notte del primo buco.
Il nostro fornitore abituale ci riconosceva già da lontano. Appena ci vedeva si avvicinava e poi aspettava un paio di traverse più in là per vedere se tutto era tranquillo. Da
lui comprai due quartini per quaranta marchi. Volevo finalmente farmi il primo buco. Sniffando l’effetto arriva lentamente. Col buco invece è una martellata. Gli altri lo avevano talvolta paragonato ad un orgasmo. Io volevo bucare senza pensare neanche un minuto che era il prossimo passo verso la merda totale.
Andammo ai gabinetti pubblici del Bülowbogen vicino alla Potzdamerstrasse. Una zona veramente miserabile. Davanti ai gabinetti pubblici ciondolavano gli ubriachi. Là era il posto
dove gli etilici ci dormivano la notte. Regalammo loro un pacchetto di sigarette. In cambio ci fecero da palo. Naturalmente sapevano bene di cosa si trattava ed erano famelici di sigarette.
Con noi era venuta una tipa del Sound, Tina. Detlef tirò fuori l’armamentario, cucchiaio e limone dalla sua busta di plastica. Mise la roba sul cucchiaio e fece gocciolare sopra acqua ed un po’ di succo di limone, in modo che la roba, che non era mai del tutto pura, si diluisse meglio. Scaldò la roba con l’accendino e la aspirò nella siringa. Quella vecchia siringa era spaventosamente sporca, la punta tanto spuntata quanto quella di un ferro da calza. Per primo si fece il buco
Detlef e poi Tina. E poi l’ago fu completamente otturato. Non passava assolutamente più nulla. In ogni modo quei due lo sostenevano. Forse volevano solo che io non mi facessi la pera. Ma io volevo a tutti i costi.
C’era un altro bucomane nella toilette che si era appena fatto una pera. Un tizio completamente distrutto, del tutto a pezzi. Gli chiesi se poteva prestarmi i suoi attrezzi. Lo fece.
Ma a quel punto avevo un orrore folle di infilzarmi l’ago nella vena sull’avambraccio. Ci provavo, ma non ci riuscivo affatto, benché avessi visto farlo spesso agli altri. Detlef e Tina si
comportavano come se non li riguardasse affatto. Così dovetti chiedere aiuto a quel tizio rovinato. Lui capì subito che lo facevo per la prima volta. Mi sentivo come una scema di
fronte a quel vecchio bucomane.
Disse che lo trovava una merda, ma poi prese la siringa.
Siccome le mie vene non si vedono ebbe delle difficoltà a centrarne una. Dovette infilzare l’ago tre volte prima di aspirarne un po’ di sangue e sapere così che era in vena.
Continuava a borbottare che lo trovava una merda e mi sparò dentro tutto il quartino.
L’effetto arrivò davvero come una martellata.
Ma un vero orgasmo me lo ero immaginato diversamente. Subito dopo ero
completamente abbrutita.
Non percepivo quasi più nulla e non
pensavo a niente.

lunedì 22 marzo 2010

BIG MISTAKE - NO, HUGE MISTAKE

Ho appena chiamato idraulico e muratore per sistemarmi il bagno e già mi pento.
"Stia tranquilla, staremo solo un paio di giorni".
E per due giorni la faccio in giardino?!?

Poi: nè la U accentata nè il tasto FINE funzionano nel mio PC. 
Maggiore e minore le avevo perse da tempo.

Nel week end ci sono le elezioni e hanno operato la mia segretaria d'urgenza.
Ho chiamato una sostituta praticamente sconosciuta, speriamo bene.
Se non mi vedete più ricordate che alle arance preferisco la Nutella.


Nel pomeriggio invio per corriere il compiato ebook reader.

E' il secondo giorno di primavera e il secondo giorno che piove.

Lo so che prima o poi usciremo da questo empasse, ma per ora non vedo la luce.

Poi: grandi cambiamenti in vista, epocali.
Mi cago un po' in mano ma tengo botta e affronto.

Ah, ho il frigo vuoto.

mercoledì 17 marzo 2010

Happy St. Patrick Day


Pub near Limerick - June 2008

martedì 16 marzo 2010

Mugs collection - Part 3

All Around the World - 2



(all rights reserved)

1) Paris
2) Bangkok
3) Egypt

lunedì 15 marzo 2010

The Gum Thief - Douglas Coupland




Avevo letto recensioni bellissime su questo libro e l'ho aspettato come si aspetta il Natale, pensando (sperando) mi portasse chissà che.
Non l'ho capito.
Senz'altro è colpa mia, che non c'arrivo.
E' sopra le righe, strambo, surreale.
E' scritto bene, senz'altro originale, ma totalmente assurdo.
Se ha una morale io non l'ho capita, se qualcuno lo ha letto, vi prego, spiegatemi.

Ora un po' di sano realismo; per il calssico di marzo abbandono l'Inghilterra e mi trasferisco in Germania: Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino.

Nuovi reati

Quello che ha inventato la pubblicità che dice "Ringa al 19 bla bla bla" io lo metterei in galera.
Già ci pensa la Ventura a sterminare i verbi, non inventate altre minchiate.
Grazie.

p.s. oggi è lunedì e sono velenosa che di più mi avvelenerei da sola.

Domande della vita

Sono in quell'ufficio, dove per puro kulo stamani mi hanno mandato (la pasticceria è chiusa essendo lunedì, ma tanto io sono a dieta) dove noto ancora attaccati i cartelloni anti influenza A (quelli su come lavarsi le mani) e mi chiedo: com'è che siamo ancora tutti vivi?
Dove sono i milioni di morti che che avevano promesso prospettato?
Ma soprattutto, che ne facciamo dei milioni di vaccini non testati che nessuna assicurazione si era azzardata a coprire e che abbiamo coperto noi coi nostri soldi - prodotti da quell'azienda , che è pure di queste parti - e che pure loro sono stati pagati con le nostre tasse?
Non sarà forse che l'emergenza è stata un tantino accentuata forse per coprire altre emergenze ben più gravi?
A pensar male si fa peccato....

domenica 14 marzo 2010

Eve Dallas-izzata

(ovvero: birthday gift)
Il Sant'Uomo si è immolato!*




Da quando lo avevo visto a Londra da Waterstone il novembre scorso non lo avevo più dimenticato... e ora... è mio!
E' bellissimo... e rosa!
Adoro-lo!!!

*cit.

giovedì 11 marzo 2010

Mugs collection - Part 2

ALL AROUND THE WORLD





(all rights reserved)
1) Berlin
2) London
3) Budapest

Stranissimi tempi

Intanto perchè nevica da giorni e piove e fa un freddo assassino e siamo a marzo.
E uno dice: si ma la primavera?
Poi perchè ho uno sfavamento totale e non ho voglia di far niente se non star qui a spippolare su siti fotografici e vedere se anche a me mi riesce fare questo e quello.
Poi perchè mi sono rotta le palle di lavorare
Ciccia, non mi paghi abbastanza per alzarmi dalla sedia tutte le volte che ti prude il kulo.
Dico: ma grattartelo da sola?
Eccheccazzo.

Strani tempi, Strani stranissimi tempi.
Tiriamoci su.

Senza Parole (come le vigniette della settimana enigmistica, non la canzone di Vasco)

A volte uno vorrebbe dire tante cose ma non ne ha la capacità e poi sempre uno legge una cosa e dice ecco: volevo dire questo.

mercoledì 10 marzo 2010

Me ne sto già pentendo

Mi hanno richiesto amicizia su Facebook e l'ho accettata.
Gente del mio paesello d'origine che non vedo da vent'anni e magari se mi trova per strada manco mi saluta.
Li tengo lì due settimane poi si fanno le pulizie di primavera.
Il 21.

Mugs collection - Part 1

SPONSORIZED

(All rights reserved)

1) Starbucks (from Munich - Germany)
2) Guinness (from Dublin - Ireland)
3) Whittard (from London - England)

martedì 9 marzo 2010

Corrado Augias - grazie.

L'Aquila

No, non ci siamo dimenticati di voi.
Non tutti gli italiani hanno messo il loro realismo e senso critico in frigorifero, in attesa di tempi migliori.
Non tutti prendono per oro colato quello che Il Grande Idiota blatera alla TV.
Non tutti si sono scordati di voi.
Sappiate che vi pensiamo tutti i giorni.
Sappiate che siamo frustrati dall'impossibilità di aiutarvi e di farvi sapere che vi siamo vicini.
Sappiate che siete una dell poche cose di cui andar fieri in questo Paese, per la dignità e la forza ed il coraggio con cui affrontate il periodo peggiore della vostra vita e della nostra Repubblica.
Forza ragazzi. 

lunedì 8 marzo 2010

Belisize Park - London (Novembre 2009)

Una delle Fermate più bizzarre che esistano nella Tube; è sulla Northen Line e per accedere ed uscire dai binari non ci sono scale mobili ma 4 ascensori. La voce di una insegnante di letteratura inglese novantenne avverte quale sarà il primo lift disponibile ("Lift number 4 will be the next lift") con una lentezza esasperante e appena dentro l'ascensore vi prega di preparare i biglietti (in caso di uscita) e di prendere la prima svolta a destra e poi a sinistra (in caso di entrata).

La stazione è stata aperta il 22 giugno del 1907.


(all rights reserved)

giovedì 4 marzo 2010

Lost in LOST/2

Siamo alla sesta puntata.
Io non c'ho capito niente.
Cioè.
So' tutti zombie?
So' tutti cattivi?
So' tutti morti?
E' un sogno?

martedì 2 marzo 2010

Pensieri profondi/2

Mentre bevo una deliziosa 7up penso a te, lurido vermiciattolo strisciante, che chissà dove e chissà quando parcheggiando il tuo ridicolo mezzo, hai accidentalmente graffiato il paraurti della mia adoratissima Fiesta nuova, piegandolo pure verso l'esterno.
Ora, potrei lanciarmi in maledizioni ed improperi che renderebbero la tua vita, già indegna di essere vissuta, ancora più bieca e spregevole, ma non lo farò.
Sono zen.
Sono in armonia con il mondo che mi circonda; il sole che splende fuori mi riscalda il cuore e niente di brutto può venir fuori da un cuore caldo. 
Sono zen.
Le mie letture e la mia cultura, senza parlare della mia mente, sempre aperta verso il mondo e gli altri, mi impediscono di volerti male come richiederebbero le circostanze.
Io sono zen.
Sono sicura che in angolino della tua testolina altrimenti vuota ci sia uno spazio di rimorso che ti impedisce di dormire bene la notte, al solo pensiero del dispiacere che hai causato alla sconosciuta creatura che tanto ha voluto e con tanti sacrifici ha acquistato, la macchina sulla quale OPS! ti sei dolcemente adagiato.
Non ti preoccupare.
Niente di innaturale ti augurerò per il danno sofferto, io sono zen.
Come zen, in definitiva, è l'Imodium.
Come diceva quella deliziosa canzone del poeta nostrano, in fondo, quella cosa lì è una cosa umana.
Ti auguro di averne tanta, di quella umanità, ma tanta tanta.
Tanta quanto costerà a me il carrozziere - ma anche di più.
Ciao amico.

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