domenica 13 marzo 2011

Il libraio di Kabul - Asne Seierstad

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Partiamo dal fondo: mi è piaciuto così così.
Le intenzioni erano ottime, ma lo svolgimento è medio(cre?).
La giornalista svedese Asne Seirstad ha passato un anno con la famiglia di Sultan, libraio di Kabul, vivendo con loro ogni giorno, condividendo gli spazi e le storie.
La prefazione mi aveva preso molto, ma sono rimasta perplessa dalla scelta narrativa: la giornalista infatti racconta le storie al presente, facendo finta di non essere lì, descrivendo quello che vede ed i sentimenti dei protagonisti che di volta in volta entrano in scena.
Purtroppo il libro risulta asettico: parla di situazioni difficilissime, a volte crudeli, ma il coinvolgimento è assente.
Anzi, qualche volta è così distaccata, che sembra sorvolare su quello che succede.
Tutto sommato quindi, e purtroppo, il libro si legge a dritto, senza sussulti emotivi.
Peccato, un'occasione sprecata, perchè è uno spaccato di realtà afgana importante da conoscere, ma o scegli di raccontare le storie come una giornalista o scegli di scrivere un romanzo.
Mischiare così le due cose prendendo il peggio dai due stili narrativi secondo me ha rovinato una bella intenzione.
Tre palle ma perchè io sono buona.

Leila si volta, fa quei tre passi che la separano dalla soglia, si chiude silenziosamente la porta alle spalle e se ne va. Il suo cuore infranto è rimasto lì. Presto si mescolerà alla polvere che entra turbinando dalla finestra, a quella che si nasconde nei tappeti. La sera stessa sarà lei a spazzare via tutto e gettarlo nel cortile di fuori.

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