giovedì 29 settembre 2011

OPEN - Andre Agassi

More about Open Export Only Il titolo è tutto un programma: US Open, Australian Open, French Open... oppure open nel senso di aperta, una vita raccontata senza nascondere niente, perchè tutti la possano sentire, recepire, capire e da essa imparare lezioni importanti.
Andre Agassi è stato uno dei più grandi tennisti dei nostri tempi - discusso, odiato, osannato, come succede solo ai grandi personaggi. Ha smosso schiere di fans (tra i quali c'ero anche io), è stato criticato per gli orecchini, i capelli lunghi (un parrucchino - sono sconvolta), i jeans in campo, la vita spericolata.
Lo definivano un punk.
Ma qualcuno si è mai chiesto il perchè di tutti i suoi comportamenti?
No, preferivano guardare superficialmente per poter scrivere ariticoli ridicoli.
Raccontata da chi ne sa qualcosa in più (lui), la storia di Andre Agassi è una storia di abusi e di autodistruzione, di sofferenza fisica e psichica, di amicizie che durano una vita e di amori (Stephanie Graff) che la vita la salvano, la addrizzano e la fanno vivere come va vissuta - con dedizione ed amore.
Nel libro Agassi è brutalmente onesto, non nasconde niente per salvare la faccia: nè l'uso di droga per distrarsi dal fallimento del matrimonio di Brooke Shields, nè l'odio viscerale per il tennis che è stato costretto fin da bambino a giocare, nè tutto quello che ha fatto per farsi espellere dalla scuola (che lui chiama la prigione) di Nick bollettieri, lontana migliaia di kilometri da casa, dalla famiglia e dagli amici.

I've been cheered by thousands, booed by thousands, but nothing feels as bed as the booing inside your own head during those ten minutes before you fall asleep. 

Non nasconde le cose brutte ma neanche le cose belle: tutte i sotterfugi messi in atto per farsi notare da Steffi Graff, cose dolcissime, da spaccone che non si arrende mai e che alla fine riesce a portare a casa la vittoria più grande: si sposano meno di un anno dopo essersi conosciuti nel giardino della casa di lui, in jeans tutti e due, davanti ad un giudice, alle rispettive madri e a due giardinieri.
Stilisticamente non sarà perfetto, è un racconto fatto a voce, emozioni raccontate da una persona costretta a saltare la scuola per giocare a tennis, da qualcuno che ha giocato per vent'anni ad uno sport durissimo nonostante una malformazione ad una vertebra, ma è quello che si definisce un page-turner, un libro che nonostante la lunghezza, non metti giù fino a che non lo hai finito.
Sono sempre stata una fan di Andre Agassi, l'ho visto vincere Wimbledon a 22 anni e poi perdersi dietro alle propri paure.
Questo libro però me lo ha fatto ritrovare, ha dato voce ad emozioni privatissime, spiegazioni che avrebbe anche potuto non dare, ma credo che lo abbia fatto per ripagare i suoi fans di un po' di quell'amore che l'ha sostenuto durante 21 anni di tennis.
Questo è il video dell'ultimo applauso della sua carriera di tennista professionista - agli US Open. L'amore della gente è evidente, il suo amore per la gente lo esprime chiaro nel discorso.
Se guardate bene c'è uno spettatore che ha un cartello con su scritto "Andre's House" - ecco, per i fan, lo stadio di Flashing Medows è la casa di Andre.

5 palle, bellissimo, da non perdere.


The scoreboard said I lost today, but what the scoreboard doesn’t say is what it is I have found. Over the last twenty-one years I have found loyalty: You have pulled for me on the court, and also in life. I have found inspiration: You have willed me to succeed, sometimes even in my lowest moments. And I have found generosity: You have given me your shoulders to stand on, to reach for my dreams—dreams I could have never reached without you. Over the last twenty-one years I have found you, and I will take you and the memory of you with me for the rest of my life.

domenica 25 settembre 2011

Il mio nome è Victoria - Victoria Donda

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Analìa è una ragazza argentina, politicamente impegnata nella protezione dei diritti umani, di buona famiglia, figlia di una casalinga e di un ex militare. La sua vita è piena di impegni, tra l'università e le associazioni di cui fa parte, fino al momento in cui una notizia trasformerà un giorno normale nel giorno più brutto della sua vita.
Un giorno di rivelazioni sconcertanti che dilanieranno lei e la sua famiglia e porteranno alla nascita, dolorosa e violenta di Victoria.
E' un racconto di vita vera, una vita alla ricerca di una verità che in tanti vogliono sepolta, che la protagonista ci fa vivere senza abbellimenti e senza sovrastrutture, senza piangersi addosso e senza ricavare spettacolo dal proprio dolore. Sono tante le emozioni che rifiuta di dare in pasto al pubblico, tanti i dialoghi che rimarranno segreti tra lei e le persone coinvolte.
E' una storia triste ma nello stesso tempo raccontata in maniera quasi asettica, priva delle emozioni che si intuiscono soltanto.
E' anche la storia, a volte nascosta, altre no, di circa 500 ragazzi argentini, figli degli oltre trentamila desaparecidos della dittatura militare, a cui è stata rubata l'identità, la storia e la famiglia d'origine.
A parte il racconto principale, quello che mi ha colpito di più è il contesto storico in cui si svolge tutto, che poi ha portato alla terribile crisi argentina: un presidente incapace a tutto se non a fare il playboy, invidiato dalla maggioranza degli argentini che continuava a votarlo nonstante le accusa, provate, di corruzione sua e dei suoi collaboratori, una serie di leggi ad personam per proteggere sè stesso ed i ciriminali che lo circondavano, una modifica alla costituzione per farsi rieleggere più volte, gli scandali sessuali ecc...
Mi fa venire in mente qualcosa/qualcuno.

(Speriamo bene, ma come si dice da noi chi visse sperando morì cacando non si può dire.)

Il libro è bello, ma non una lettura leggera; ho dato solo tre palle perchè, comprendo che volutamente le emozioni sono eliminate dal contesto in modo che rimangano solo i fatti, una storia così, avrebbe potuto essere più coinvolgente, anche se mi rendo conto che non è un romanzo e che Victoria Donda non è una scrittrice.

lunedì 19 settembre 2011

BOOKS!

Nel primo giorno dell'odiato inverno (fuori ci sono ben 18 gradi - preferivo i 35 di sabato), saltano fuori due bei libri virtuali

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e due del pacco di Amazon prima della Legge Stupida

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vediamo nei prossimi giorni cosa mi porta la lettura; sono molto fiduciosa, tutti hanno ottime recensioni e si staccano dalle mie solite letture ultra leggere.

domenica 18 settembre 2011

La banalità dei giornalisti (sportivi) italiani

- se una donna, mamma, fa sport, qualunque sia la specialità (salto in alto, in lungo, pallavolo, ciclismo, canoa ecc...) sarà definita "La mamma volante";
- se uno si chiama Ivan sarà senza'altro "Il Terribile";
- se uno è alto più di un metro e novanta sarà "Il Gigante buono";
- se è russo sarà definito "Lo Zar";
- se uno straniero/a si allena in italia lo soprannomineranno/a "La giamaicana di Roma" o "Il marocchino di Siena" o "Il polacco di Forlì";
- la palla carambola, il difensore è arcigno oppure ruvido, l'attaccante spesso sfortunato.

Mi chiedo se fanno un corso apposta per insegnare certe banalità e se a questo corso insegnano anche come sbagliare tutti i congiuntivi.

venerdì 16 settembre 2011

New York to Dallas - J.D. Robb (An In death Novel)

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ATTENZIONE SPOILER!

Allora: innanzitutto, stavolta vorrei partire dal voto.
Sono 4 palle su 5 da giustificare così: il caso in sè, il giallo, in realtà sarebbe da 3 palle (ad essere generosi); mi sembra che dal punto di vista del crime vero e proprio, abbiamo esplorato tutti i tipi di omicidio e tutti i tipi di assassino.
Questo caso avrebbe dovuto essere emotivamente molto più coinvolgente, sia per il tipo di vittime che per il tipo di reato. Invece sono stata tutto il libro a pensare ad altro, a quello che poteva succedere ad Eve, a quello che poteva ricordare ecc...
Da quest'ultimo punto è arrivata la palla in più: c'è molto di personale di Eve Dallas in questo libro - ed è piacevole e come sempre ci soddisfa vedere e leggere dentro uno (anzi, due) dei nostri personaggi preferiti. Ancora una volta però il contatto emotivamente profondo non c'è stato: ci sono state delle scene molto belle, ci sono delle foto che mi sono rimaste in mente e che rimarranno a lungo nella storia della serie, ma avrebbero dovuto scavare un solco nell'emotività del lettore - che non hanno scavato.
Mi è sembrato a tratti che la Roberts scrivesse cose che il lettore vuole leggere, senza domandarsi nè l'opportunità nè la credibilità di quello che scriveva.
Il ritrovamento della mamma perduta da 30 anni, Eve che la riconosce subito anche se l'ultima volta l'ha vista a 4 anni (e la mamma ne aveva poco più di venti) - non ci sta. E' invenzione pure e semplice, veramente troppo in là, anche per un romanzo urban fantasy che di inventato ha tutto.
E il finale: Roarke che capisce all'improvviso che l'assassino è andato a cercare Eve in hotel perchè potrebbe aver triangolato ed intercettato la chiamata ecc.... francamente è ridicolo. Il finale avrebbe potuto essere rocambolesco e incalzante anche con un escamotàge più plausibile.
Nonostante ciò le quattro palle sono state assegnate, perchè rimangono due dei miei personaggi preferiti - ed alcune frasi sono da scrivere nel diario.

martedì 13 settembre 2011

True Blood (Season 4 - Finale)

Non so come esprimere la mia perplessità per questa stagione di True Blood che è stata talmente insignificante ed insulsa, da farsi scordare immediatamente.
Non mi ricordo assolutamente nulla di quello che è successo; l'ultima puntata è stata tra l'assurdo ed il grottesco e sinceramente non vedo come possano risollevarsi le sorti di una serie che forse avrebbe dovuto finire dopo la seconda stagione.
E pensare che il quarto libro è stato quello che mi è piaciuto di più.
Neanche Eric Northman è più interessante - e questo è tutto un dire.

giovedì 8 settembre 2011

Archangel's Blade - Nalini Singh (Guild Hunter #4)

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Dopo il terzo libro, il quarto non poteva che essere su Dmitri; è lui la Lama dell'Archangelo.
Il libro è avvincente ed a tratti commovente, l'unica cosa che non mi è piaciuta troppo è stato il lieto fine un po' troppo lieto - dicamo che la reincarnazione la poteva risparmiare, non avrebbe tolto niente alla storia.
Quello che mi piace della serie è che in ogni libro si conoscono sempre meglio i coprotagonisti, che avranno poi storie a sè: non vedo l'ora di leggere quella di Illum, Venom e Jeson.

Quattro palle.

martedì 6 settembre 2011

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Here comes the rain again
falling fron the stars.

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