venerdì 28 dicembre 2012

No easy day - Mark Owen

More about No easy day Non è un romanzo e non va letto come tale. E' un racconto scritto in prima persona da uno dei componenti del commando che uccise Bin Laden.
L'ho comprato perchè ero curiosa di sapere come fosse andata davvero la faccenda.
Sono molto combattuta; su anobii ho dato due stelline, il giusto compromesso tra il valore letterario del libro (una palla) e l'adrenalina che scorre a fiumi (tre palle).
Non si può però far finta di leggere una fiction, quando non lo è. Mi spiego meglio.
Come romanzo è davvero poca roba, scritto malino, non avvincente, si sente che chi parla non è uno che ha dedicato tanto tempo allo studio e alla letteratura.
Come reportage è già più interessante.
E' uno spaccato di vita dei SEAL, la parte dei corpi speciali della marina dell'esercito americano.
Addestramenti durissimi, mesi lontano da casa, goliardìa e amicizia, armi a più non posso, equipaggiamento da milioni di dollari.
Tutto divertente ed esaltante, ma quello che più mi ha disturbato è il parlare di uccidere "nemici" come se non fossero esseri umani, di far fuori o colpire "terroristi" di fronte ai loro figli piccoli, come se un bambino afgano contasse meno di un bambino americano.
Questo mi ha dato molto fastidio: che tratta la vita come se stesse giocando ad un video game.
Non sono così ingenua da credere che certe cose possano anche non avvenire, ma credo anche che ci sia un modo diverso di far sparire Bin Laden che ucciderlo di notte di fronte ai propri figli minori o ucciderne uno "imberbe" per arrivare a lui.
Ecco, se lo si tratta per quello che è, un reportage di fatti realmente accaduti, il libro mi piace davvero poco.

lunedì 17 dicembre 2012

Notorious Nineteen - Janet Evanovich

More about Notorious Nineteen


Se dal punto di vista personale siamo oramai fermi da parecchi libri, questa volta è il giallo che la fa da padrone! In realtà una serie di casi che si intracciano nella vita di Stephanie Plum, che rendono il libro divertente, esilarante, pieno di suspance. E finalmente Morelli che tira fuori gli attributi e ordina a Stephanie: "Chiama Ranger e digli che non sono affatto contento."
Oh boy!

domenica 2 dicembre 2012

The Last Thing I remember - Andrew Klavan

More about The Last Thing I Remember Charlie West è un adolescente normale, va a scuola, prende lezioni di karate, chatta con gli amici; una vita fatta di cose normali, di compiti a casa, di genitori distratti e di cotte per le compagne di scuola.
Charlie West una sera va a letto dopo aver finito una relazione di storia e si risveglia legato ad una sedia. Ha male dappertutto, è ricoperto di sangue, capisce di essere stato torturato. Si trova in una stanza, davanti ad una porta chiusa. Dall'altra parte voci che mormorano cose senza senso, fino a che non sente chiaramente un "Kill him". Sa d'istinto che si riferiscono a lui.
Questo è solo l'inizio, di un libro breve ma adrenalinico al massimo, quasi da infarto.
Letteratura per ragazzi, ma senza vampiri (stavolta), ovviamente il finale è apertissimo. Sarà il primo di una serie.

mercoledì 28 novembre 2012

The Mammy - Brendan O'Carrol

(in italiano: Agnes Browne mamma)

More about The Mammy Un racconto divertentissimocon una protagonista strepitosa, a metà tra Lucy dei Peantus e Alice nel Paese delle Meraviglie, in una Dublino degli anni '60, tutta povertà e fermento. Carino e brevissimo, una lettura quasi natalizia.
Tre palle.

venerdì 23 novembre 2012

A casual vacancy - J.K.Rowling

More about The Casual Vacancy Scordatevi il mondo magico di Harry Potter; scordatevi adolescenti buoni e saggi, anche se impulsivi, che combattono per salvare il mondo dal Male; scordatevi adulti rassicuranti e sempre all'altezza delle situazioni, scordatevi presidi intelligenti e che sembrano sapere sempre tutto.
La società inglese questa volta è esaminata da un occhio distaccato che la scopre senza veli, orribile e violenta.
Non si salva nessuno; non i teenagers in preda agli sballi ormonali, non le madri single che cercano di tirare avanti come possono, non gli amministratori di una cittadina piccola e perfetta, in apparenza.
Una volta tolto il velo di finzione che la ricopre, Pagford viene fuori in tutto il suo gretto provincialismo, con tutti i vizi della grande metropoli ma con la ristrettezza mentale dei paesini ben più a sud. Uno spaccato agghiacciante e privo di qualsiasi speranza di salvezza.

Ho impiegato tanto a leggerlo, all'inizio proprio non mi prendeva; e anche alla fine devo ammettere di non aver capito bene il messaggio, se un messaggio c'era.
Mi aspettavo talmente tanto da questo libro che sapevo mi avrebbe delusa, ma freancamente, più che delusione, provo perplessità.

Harry, Ron ed Hermione mi mancano tanto.

giovedì 22 novembre 2012

Trova l'errore

Mi sono laureata lavorando, posso vantare titoli ed esperienza decennale; sono affidabile, non mi ammalo mai, sono puntuale a lavoro e disponibile nel fare tutto - anche cose che non mi competono.
Prendo 9 Euro lordi l'ora, il mio stipendio non aumenta da anni.

Stamani porto l'auto dal meccanico, per fare il tagliando dei 40.000 km.
Stasera sono andata a ritirarla e mi hanno presentato un conto di 340 Euro, con lo sconto.
Il mio meccanco prende 39 Euro l'ora più IVA.

"I prezzi aumentano, c'è la crisi."

Mi viene in mente la canzone di Maz Gazzè, quella che fa ".... andate a cagare voi e le vostre bugie..."

mercoledì 7 novembre 2012

Forward

"Thank you so much.
Tonight, more than 200 years after a former colony won the right to determine its own destiny, the task of perfecting our union moves forward. It moves forward because of you.
It moves forward because you reaffirmed the spirit that has triumphed over war and depression, the spirit that has lifted this country from the depths of despair to the great heights of hope, the belief that while each of us will pursue our own individual dreams, we are an American family and we rise or fall together as one nation and as one people.
Tonight, in this election, you, the American people, reminded us that while our road has been hard, while our journey has been long, we have picked ourselves up, we have fought our way back, and we know in our hearts that for the United States of America the best is yet to come.
I want to thank every American who participated in this election, whether you voted for the very first time or waited in line for a very long time. By the way, we have to fix that. Whether you pounded the pavement or picked up the phone, whether you held an Obama sign or a Romney sign, you made your voice heard and you made a difference.
I just spoke with Gov. Romney and I congratulated him and Paul Ryan on a hard-fought campaign. We may have battled fiercely, but it’s only because we love this country deeply and we care so strongly about its future. From George to Lenore to their son Mitt, the Romney family has chosen to give back to America through public service and that is the legacy that we honor and applaud tonight. In the weeks ahead, I also look forward to sitting down with Gov. Romney to talk about where we can work together to move this country forward.
I want to thank my friend and partner of the last four years, America’s happy warrior, the best vice president anybody could ever hope for, Joe Biden.
And I wouldn’t be the man I am today without the woman who agreed to marry me 20 years ago. Let me say this publicly: Michelle, I have never loved you more. I have never been prouder to watch the rest of America fall in love with you, too, as our nation’s first lady.
Sasha and Malia, before our very eyes you’re growing up to become two strong, smart beautiful young women, just like your mom. And I’m so proud of you guys. But I will say that for now one dog’s probably enough.
To the best campaign team and volunteers in the history of politics. The best. The best ever. Some of you were new this time around, and some of you have been at my side since the very beginning. But all of you are family. No matter what you do or where you go from here, you will carry the memory of the history we made together and you will have the lifelong appreciation of a grateful president. Thank you for believing all the way, through every hill, through every valley.
You lifted me up the whole way and I will always be grateful for everything that you’ve done and all the incredible work that you put in. I know that political campaigns can sometimes seem small, even silly. And that provides plenty of fodder for the cynics that tell us that politics is nothing more than a contest of egos or the domain of special interests. But if you ever get the chance to talk to folks who turned out at our rallies and crowded along a rope line in a high school gym, or saw folks working late in a campaign office in some tiny county far away from home, you’ll discover something else.
You’ll hear the determination in the voice of a young field organizer who’s working his way through college and wants to make sure every child has that same opportunity. You’ll hear the pride in the voice of a volunteer who’s going door to door because her brother was finally hired when the local auto plant added another shift. You’ll hear the deep patriotism in the voice of a military spouse who’s working the phones late at night to make sure that no one who fights for this country ever has to fight for a job or a roof over their head when they come home.
That’s why we do this. That’s what politics can be. That’s why elections matter.
It’s not small, it’s big. It’s important. Democracy in a nation of 300 million can be noisy and messy and complicated. We have our own opinions. Each of us has deeply held beliefs. And when we go through tough times, when we make big decisions as a country, it necessarily stirs passions, stirs up controversy. That won’t change after tonight, and it shouldn’t. These arguments we have are a mark of our liberty.
We can never forget that as we speak people in distant nations are risking their lives right now just for a chance to argue about the issues that matter, the chance to cast their ballots like we did today. But despite all our differences, most of us share certain hopes for America’s future. We want our kids to grow up in a country where they have access to the best schools and the best teachers.
A country that lives up to its legacy as the global leader in technology and discovery and innovation, with all the good jobs and new businesses that follow. We want our children to live in an America that isn’t burdened by debt, that isn’t weakened by inequality, that isn’t threatened by the destructive power of a warming planet. We want to pass on a country that’s safe and respected and admired around the world, a nation that is defended by the strongest military on earth and the best troops this — this world has ever known. But also a country that moves with confidence beyond this time of war, to shape a peace that is built on the promise of freedom and dignity for every human being. We believe in a generous America, in a compassionate America, in a tolerant America, open to the dreams of an immigrant’s daughter who studies in our schools and pledges to our flag.
To the young boy on the south side of Chicago who sees a life beyond the nearest street corner. To the furniture worker’s child in North Carolina who wants to become a doctor or a scientist, an engineer or an entrepreneur, a diplomat or even a president — that’s the future we hope for. That’s the vision we share. That’s where we need to go — forward. That’s where we need to go. Now, we will disagree, sometimes fiercely, about how to get there. As it has for more than two centuries, progress will come in fits and starts. It’s not always a straight line. It’s not always a smooth path. By itself, the recognition that we have common hopes and dreams won’t end all the gridlock or solve all our problems or substitute for the painstaking work of building consensus and making the difficult compromises needed to move this country forward. But that common bond is where we must begin. Our economy is recovering. A decade of war is ending. A long campaign is now over.
And whether I earned your vote or not, I have listened to you, I have learned from you, and you’ve made me a better president.
And with your stories and your struggles, I return to the White House more determined and more inspired than ever about the work there is to do and the future that lies ahead. Tonight you voted for action, not politics as usual. You elected us to focus on your jobs, not ours. And in the coming weeks and months, I am looking forward to reaching out and working with leaders of both parties to meet the challenges we can only solve together. Reducing our deficit. Reforming our tax code. Fixing our immigration system. Freeing ourselves from foreign oil. We’ve got more work to do. But that doesn’t mean your work is done.
The role of citizen in our democracy does not end with your vote. America’s never been about what can be done for us. It’s about what can be done by us together through the hard and frustrating, but necessary work of self-government. That’s the principle we were founded on.
This country has more wealth than any nation, but that’s not what makes us rich. We have the most powerful military in history, but that’s not what makes us strong. Our university, our culture are all the envy of the world, but that’s not what keeps the world coming to our shores. What makes America exceptional are the bonds that hold together the most diverse nation on earth.
The belief that our destiny is shared; that this country only works when we accept certain obligations to one another and to future generations. The freedom which so many Americans have fought for and died for come with responsibilities as well as rights. And among those are love and charity and duty and patriotism.
That’s what makes America great. I am hopeful tonight because I’ve seen the spirit at work in America.
I’ve seen it in the family business whose owners would rather cut their own pay than lay off their neighbors, and in the workers who would rather cut back their hours than see a friend lose a job.
I’ve seen it in the soldiers who reenlist after losing a limb and in those SEALs who charged up the stairs into darkness and danger because they knew there was a buddy behind them watching their back.
I’ve seen it on the shores of New Jersey and New York, where leaders from every party and level of government have swept aside their differences to help a community rebuild from the wreckage of a terrible storm. And I saw just the other day, in Mentor, Ohio, where a father told the story of his 8-year-old daughter, whose long battle with leukemia nearly cost their family everything had it not been for health care reform passing just a few months before the insurance company was about to stop paying for her care. I had an opportunity to not just talk to the father, but meet this incredible daughter of his. And when he spoke to the crowd listening to that father’s story, every parent in that room had tears in their eyes, because we knew that little girl could be our own. And I know that every American wants her future to be just as bright.
That’s who we are. That’s the country I’m so proud to lead as your president.
And tonight, despite all the hardship we’ve been through, despite all the frustrations of Washington, I’ve never been more hopeful about our future. I have never been more hopeful about America. And I ask you to sustain that hope.
I’m not talking about blind optimism, the kind of hope that just ignores the enormity of the tasks ahead or the roadblocks that stand in our path. I’m not talking about the wishful idealism that allows us to just sit on the sidelines or shirk from a fight. I have always believed that hope is that stubborn thing inside us that insists, despite all the evidence to the contrary, that something better awaits us so long as we have the courage to keep reaching, to keep working, to keep fighting.
America, I believe we can build on the progress we’ve made and continue to fight for new jobs and new opportunity and new security for the middle class. I believe we can keep the promise of our founders, the idea that if you’re willing to work hard, it doesn’t matter who you are or where you come from or what you look like or where you love. It doesn’t matter whether you’re black or white or Hispanic or Asian or Native American or young or old or rich or poor, able, disabled, gay or straight, you can make it here in America if you’re willing to try.
I believe we can seize this future together because we are not as divided as our politics suggests. We’re not as cynical as the pundits believe. We are greater than the sum of our individual ambitions, and we remain more than a collection of red states and blue states. We are and forever will be the United States of America. And together with your help and God’s grace we will continue our journey forward and remind the world just why it is that we live in the greatest nation on Earth.
Thank you, America. God bless you.
God bless these United States."

sabato 3 novembre 2012

Swiss Love

Wherever CERN Wave your flag

domenica 21 ottobre 2012

A shot at street photography

Street Market
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Point of view
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Stolen
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domenica 30 settembre 2012

Magic Mike




Che fosse una minchiata pazzesca me lo aspettavo, ma questa storia straziante sul disagio sociale di poveri spogliarellisti californiani, francamente no.
Un film così agghiacciante era tanto tempo che non lo vedevo, a parte alcune scene di comicità assolutamente involontaria (che invece avrebbero dovuto essere, credo, nella mente di Steven Soderbergh, scene arrapanti), il film è di una inutilità clamorosa.
La presenza dei poveri Matt Boomer e Joe Manganiello è passata totalmente inosservata (l'ultimo non ha neanche una battuta - e si vede appena) e francamente - anche se non mi aspettavo una cosa particolarmente complessa - la trama non esiste proprio.
Anche al cinema hanno messo il biglietto a 6,70 euro - forse si vergognavano a cheidere il prezzo pieno.
Se fosse un libro gli darei 0 palle.

martedì 25 settembre 2012

The Perks of being a Wallflower (Ragazzo da parete) - Stephen Chbosky

More about The Perks of Being a Wallflower Charlie è un ragazzo normale; è uno di quelli che alle feste da ballo se ne sta in disparte, di quelli sempre al primo banco, bravissimi a scuola, con pochi amici, un fratello maggiore star del football, una sorella snob e una decina di libri da leggere sempre nello zaino.
Charlie però è anche un ragazzo speciale: ha una sensibilità fuori dal comune, vede cose che altri non vedono, vede negli altri cose di cui pochi si accorgono. La sua storia sembra quella di tanti adolescenti americani, ma non lo è; è unica a modo suo e ce la racconta lui stesso, scrivendo ad un amico che non lo conosce neanche, aprendosi a lui e regalandoci la vista su una mente giovane ma con saggezze e sguardi antichi.
Il libro è molto bello, scorre via veloce ed è straordinariamente leggero.
4 palle.

giovedì 20 settembre 2012

Delusion in death - J.D. Robb

More about Delusion in Death Lo ammetto:questa serie inizia a fare acqua.
Ammetto anche che fino ad una cinquantina di pagine dalla fine, ero per le due stelline; ne ha prese tre per il rotto della cuffia.
Il punto è che tutto suona come già rivisto e riletto: gli omicidi di massa, i fanatici, le battute tra Eve e Peabody, le scene con Roarke, le tregue con Summerset, gli incubi, le relazioni con tutti gli altri peronaggi.
Oramai è sempre tutto uguale.
Non vorrei essere fraintesa, alla fine mi è piaciuto, soprattutto la concitazione delle ultime scene, ma iniziano davvero ad essere tutte uguali. E anche molto, molto inverosimili.
Una o due cose fuori dalle righe si possono mettere, ma troppe no (quante volte un civile può essere usato all'interno di una operazione di polizia, quando ci sono ostaggi di mezzo? Quante volte un civile può affiancare un poliziotto in un'operazione di cattura? Quante volte un civile... ecc...).
Secondo me questa serie dovbrebbe avere un finale degno: fai diventare Eve capitano, falla rimanere incinta e, se non vuoi abbandonare il mondo che hai creato, fai uno spin-off con uno dei personaggi minori che abbiamo intravisto (accetti un suggerimento, Nora? Io metterei Jamie, uno a caso) e fai ripartire tutto, di nuovo, dal 2070.
Nora, te sei contenta, noi siamo contente perchè ogni tanto ci fai dare una sbirciatina alla vita di Eve e Roarke e tutto inizia con un nuovo vigore.

Accetta il consiglio, per questa volta. 

lunedì 17 settembre 2012

Piccoli limoni gialli - Kajsa Ingermasson

More about Piccoli limoni gialli Diciamo che me l'ha prestato un'amica e sono stata costretta a leggerlo. Dicaimo anche che la copertina è la parte più bella del libro, che la traduzione è tra lo scarso ed il pessimo e che la storia non esiste.
Due palle.

venerdì 14 settembre 2012

Archagel's Storm - Nalini Singh

More about Archangel's Storm No, mi dispiace ma stavolta non ci siamo. I personaggi sono tra il noioso e l'insignificante, la storia, non esiste, qui ci vuole una svolta.

giovedì 6 settembre 2012

Cinquanta sfumature di confusione

Avendo letto il libro dell'anno in tempi non sospetti, ovvero prima della traduzione in italiano e prima di tutta la pubblicità che gli è stata fatta, sento che si deve fare un po' di chiarezza.
E' già la seconda mattina di fila che accendo la radio e ne parlano e sento dire cose tipo "io non l'ho letto, ma..." "mi hanno detto che..." e giù sondaggi ed interviste di gente che lo esalta o lo stronca.
Facciamo un po' di chiarezza: Fifly shades of gray nasce come una fanfiction di Twilight, cioè un racconto, in questo caso molto lungo, scritto da una fan (non una scrittrice) e che ha per protagonisti gli stessi del libro che si ammira tanto (in questo caso quindi erano Bella ed Edward).
Quindi non è scritto da un professionista, non ha un soggetto originale, non è revisionato da un editor.
Attraverso il passaparola delle lettrici è stato notato da una piccola casa editrice australiana che ha pubblicato l'ebook. Dopo UN MILIONE di copie vendute del file, le grandi case editrici si sono decise ad acquistare i diritti e stampare il cartaceo.
Quindi: cosa ci si aspetta quando si legge la triologia di Fifty shades of Grey? Se ci si aspetta un grande libro, grande letteratura, un argomento scabroso trattato in maniera originale o quanto meno diversa, ecco, il libro non lo si dovrebbe comprare. Dal punto di vista letterario, della scrittura, è abbastanza ridicolo (io ho letto l'originale, non so della traduzione italiana); è pieno di ripetizioni, Ana che arrosisce almeno 180 volte a libro, Christian che la rimprovera di mordersi il labbro inferiore almeno 300 volte (a libro). Il linguaggio è povero, l'argomento principe, il tabù del sesso tra Dominatore è Sottomessa è affrontato in maniera adolescenziale - francamente il Marchese De Sade 250 anni fa aveva fatto di meglio. E non regalava macchine alle sue sottomesse.
Se invece ci si aspetta un libro leggero, estivo, senza tante pretese, se ci si aspetta il divertimento (non nel senso della risata, anche se a volte ci scappa anche quella - involontaria, eh) ed una storia d'amore condita con sesso senza tante cerimonie, allora è il libro per noi. Se i personaggi ci piacciono talmente finti da essere perfetti, o talmente perfetti da essere finti, se vogliamo una storia che ci faccia sognare ad occhi aperti, se ci piacciono i racconti con il lieto fine assicurato, allora si va sul sicuro. E' un Harmony un po' spinto, adolescenziale e scritto da una signora che per sua stessa ammissione, scrittrice non è (e si sente).

Tutto il resto, polemiche e scandali vari, lasciamoli ad argomenti più seri.
Resta il fatto che la Signora James pare (pare) che abbia superato anche Harry Potter nelle vendite - e anche se mi sembra molto strano, se lo dicono sarà così.

mercoledì 5 settembre 2012

The Last boyfriend - Nora Roberts

More about The Last Boyfriend

No, anche la Nora non è più la gheparda di una volta... Lo schema inizia a diventare vecchio, gli espedienti mancano e i personaggi si simigliano sempre di più.
Due palle. (bella la copertina però)

sabato 1 settembre 2012

Sweetest horse ever

Sweetest horse ever
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C'è polemica/2 (ovvero: giornalismo d'assalto)

Pagina V della sezione fiorentina de La Nazione: il pezzo è severo e serio, esplicativo dell'azione dell'azienda provinciale di trasporto.
Amministratori davvero illuminati: pensate, per cercare di raggiungere almeno il pareggio di bilancio, per il quale servono tot milioni di Euro, questi geni del mastrino, mostri sacri della partita doppia, propongono di far salire gli utenti dei bus dalla porta anteriore per costringerli a mostrare all'autista il biglietto o l'abbonamento.
AH! Troppi sono i "furbetti"!
AH! La trovata è astuta ed innovativa. Chi non ha il biglietto non sale, cari miei!
AH! la genialità dei nostri amministratori.
E che fa qui il giornalista d'assalto? Un pezzo ironico? Un pezzo critico? Un pezzo per sottolineare quanto ridicoli sono? Ma noooo!
Il pezzo del vero giornalista d'assalto spiega per filo e per segno perchè questa innovativa idea degli amministratori farà guadagnare all'azienda 3 milioni di Euro praticamente "gratis".

Che sia una cosa che fanno in tutto il mondo da circa trent'anni a nessuno è venuto in mente. Che ancora una volta siamo indietro di trent'anni rispetto al resto d'Europa non viene neanche in mente. Che anche nei paesi più sgarrupati del vecchio continente per salire sul bus devi mostrare il biglietto all'autista, che è una cosa normale, nella redazione de La Nazione non lo sanno.

Ma quanto sono ridicoli questi pezzo ed il perchè vendano - giustamente - sempre di meno, forse è il caso che qualcuno glielo dica, al capo redattore della sezione fiorentina di questo storico (ironia) giornale.
Eccomi.

C'è polemica

Oggi sono in polemica con Fantozzi Paolo Vollaggio, che ha avuto un'uscita a dir poco infelice riguardo alle paraolimpiadi. Secondo lui sono il festival del pietismo e l'esaltazione della compassione; se ho capito bene le guardiamo (e non dovremmo farlo) solo perchè poi ci sentiamo buoni e quindi in pace con noi stessi.
Vorrei dire a Fantozzi Paolo Villaggio, che visto da fuori di sport non sembra capire molto, che, come dice questo gran figo Signore qui sotto, tale Oscar Pistorius from South Africa, le paraolimpiadi mostrano le abilità, non le disabilità.

E che quando non si ha niente da dire, ci si dovrebbe limitare a parlare del tempo. 
Invece di sparare cazzate.

Oscar Pistorius

giovedì 30 agosto 2012

The God of Small Things (Il Dio delle piccole cose) - Arundhati Roy

More about The God of Small Things L'ho odiato fino all'ultima pagina.
E' scritto bene, è evocativo, è pieno di particolari e punti di vista, pieno di storie e di persone.
Ma non mi è piaciuto. Per niente!
Avevo tante aspettative, tutti mi dicevano che era un capolavoro, chissà che mi aspettavo.
Certo non un libro così tragico e negativo - a tratti pesantemente violento.
Non mi aspettavo neanche questi salti temporali senza logica - o comunque pochissima - alcuni dei quali confondono molto e devo dire che impiegavo parecchie righe per capire che eravamo tornati indietro, o avanti.
Alla fine sinceramente non ho capito la morale della storia, nè il perchè di quelle parallele. Mi aspettavo che ci fosse un legame e invece no.
Forse le scrittrici indiane non fanno per me.
Troppo spirituali?
Troppo complicate?
Forse sì.
Una palla.

giovedì 9 agosto 2012

La stanza segreta di Anna Frank - Sharon Dogar

More about La stanza segreta di Anna Frank Peter Van Pels ha condiviso l'Alloggio Segreto con Anna Frank per quasi due anni; è un adolescente irrequieto, che si guarda intorno senza capire tutto l'odio che lo circonda. Entra nell'Alloggio contro la sua volontà, con i pensieri che corrono verso un'amore che non sarà mai suo. Non ci sta ad adattarsi ad una vita da carcerato senza colpa, fa fatica a condividere i propri spazi con altre sette persone. Non sopporta la ragazzina Anna che lo disturba in continuazione, che fa domande a raffica, che sorride ed è positiva nonostante la prigionia.
Peter ripensa alla sua vita nell'Alloggio come in un sogno; ci pensa nell'infermeria del Campo di Concentramento dove lo hanno trasferito dopo Auschwitz – una marcia forzata attraverso l'Europa con indosso solo un pigiama a righe e degli zoccoli di legno – che ha causato la morte per congelamento di tanti suoi compagni. Sente che la morte è vicina, forse è già arrivata, forse no.
Le speranze sono volate via come le ceneri del padre, come le donne che hanno vissuto con lui per due anni, un momento prima erano tutti insieme, quello dopo erano sparite. Si chiederà spesso la fine di Anna, di quella ragazzina che piano piano gli è entrata nel cuore e nell'anima, con il suo sguardo luminoso.

E' un romanzo, basato ovviamente sul famoso Diario. E' uno scorcio della vita vissuta accanto ad una delle più importanti testimoni dell'Olocausto. Ovviamente è tutto inventato, compresa la parte della morte (pare che Peter sia morto lungo la marcia che lo ha portato via da Auschwitz) e della vita nel Campo. Sarà forse il fatto che sono persone realmente esistite, o il fatto che neanche un mese fa ho visitato l'Alloggio Segreto ad Amsterdam, ma il libro mi è piaciuto molto, è intenso in una maniera dolorosa, davvero sembra scritto da un adolescente. Pieno di rabbia, di paura, di dubbio e speranza.
Anche nel tragico finale.
Da leggere.

venerdì 3 agosto 2012

The Help (L'Aiuto) - Kathryn Stockett

More about The Help Mississipi, primi anni '60: la segregazione raziale è legge; solo poche persone iniziano a guardare il mondo con occhi diversi, ad aprire il cuore senza guardare il colore della pelle. Skeeter è una ragazza intelligente, chiusa in una società che la guarda con pietà perchè non è sposata, perchè ha perso tempo al college. Aibeleen è la cameriera nera di una delle sue migliori amiche. Occhiate, frasi dette a metà: la volontà di cambiare il mondo, di fare qualcosa di pazzesco e pericoloso inizia così. Donne che apparentemente non hanno niente in comune che si trovano insieme loro malgrado, coltivando piano piano un'amicizia segreta che cambierà le loro vite e farà del mondo un luogo migliore.
Da leggere.
4 palle su 5.

domenica 29 luglio 2012

Nederlands miscellaneous

Windmill
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Cuberdones
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mmmhhh... chocolate.
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mercoledì 25 luglio 2012

Blade Runner - Oscar Pistorius

Ho pensato che alla vigilia di Londra 2012 una lettura sportiva ci stesse bene; avevo ragione.
E' una lettura che fa riflettere sulla vita, non in modo pesante o triste, ma nel senso di trovare modi alternativi nell'affrontarla.
Oscar Pistorius è un bambino nato in Sud Africa, da genitori benestanti; nasce senza tibia e con solo i primi due ditini dei piedi. I genitori invece di disperarsi iniziano una serie di consultazioni con i medici ed alla fine decidono che l'amputazione bilaterale sotto il ginocchio sia la cosa migliore da fare, prima che il bambino inizi a camminare.
Hanno ragione. Oscar impara a camminare con i moncherini, poi passa alle protesi. Sono gli anni '80, il sud Africa è in pieno fermento, Oscar e Carl, fratello maggiore di poco meno di due anni, sono due piccoli selvaggi che combinano guai a non finire, che si lanciano da tutti i posti possibili ed immaginabili, che si rompono tutte le ossa rompibili. Sono selvaggi, incoraggiati da due genitori incredibili che invece di coccolare un bambino che altri avrebbero considerato "disabile", lo incoraggiano a fare tutto quello che vuole, ad essere spericolato e libero.
E' davvero una lettura che apre il cuore ma soprattutto la mente. Gli anni del collegio, dove ha iniziato a fare sport, sono esilaranti. Inizia a giocare a tennis, poi a rugby, il suo preferito. Un placcaggio particolarmente duro gli procura un infortunio al ginocchio che lo costringe ad una riabilitazione in pista. Lì un insegnante coglie il potenziale di un ragazzino sempre sorridente ma con il cuore di dieci leoni, e da quel momento inizia la storia di uno dei miti dell'atletica mondiale.
Niente riuscirà a fermarlo, neanche le autorità sportive.
Il suo obiettivo è di fare olimpiadi e paraolpmpiadi, che non considera minori, ma solo diverse.
A Pechino sono arrivate 3 medaglie d'oro nelle seconde (se non l'avete mai fatto, vi consiglio di vedere il video della finale dei 100 metri, che nel libro viene descritta secondo per secondo, da una partenza orrenda ad un recupero leggendario).
A Londra coronerà il suo sogno. Se la quaificazione paraolimpica non è mai stata iin dubbio, quella olimpica sì; ma il 4 luglio2012 la delegazione sudafricana ha annunciato che Oscar prenderà parte ala staffetta 4x400 uomini ed ai 400 metri come singolo, con la seguente motivazione "Alle olimpiadi, non portiamo turisti"..
La storia è fatta di persone.

mercoledì 18 luglio 2012

We *heart* windmills

Wind mill
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domenica 15 luglio 2012

Amsterdam/2

Che è bellissima l'ho già detto, non  mi ripeterò. E' una città piena di giovani, dà l'impressione di essere in costante movimento, bellissimi i musei ma soprattutto belle le strade. Amsterdam è, come Londra, una di quelle città da vivere passeggiando, vagando senza meta tra le sue mille stradine e gli oltre duemila ponti. Ci sono piste ciclabili ovunque, si può andare da una città ad un'altra in bicicletta. Ovviamente non  hanno una salita ed una discesa a pagarle oro, quindi è anche più facile. Le case sono per la maggior parte pendenti, essendo costruite su palafitte (solidificate anni dopo), una pende in avanti e una indietro, dando l'impressione di trovvarsi un po' in un luogo per bambini.
Tanti hanno una barchetta che usano per andare in giro o per fare gli aperitivi con gli amici. Tanti le barche le hanno trasformate nelle famose house-boat e ci vivono dentro.
Tutti parlano perfettamente inglese, e quando dico tutti, intendo tutti. Dai bambini delle elementari allo spazino, alla commessa al cameriere sessantenne. Uno spettacolo.
Di sera - cenano molto presto come in tutto il nord europa - dopo mangiato aprono le porte di casa e se ne stanno a sorseggiare thè o caffè con gli amici sulla soglia, appoggiati alla porta o seduti su una sedia, conun libro in grmbo ed una tazza fumante in mano.
Una cosa che mi ha stupito è che gli olandesi non raccolgono le cacche dei cani. Quando li portano a passeggio per strada, se l'amico ha un bisogno impellente, lo lasciano fare e poi proseguono senza pensieri. Ci pensa la macchinetta che lava le strade la mattina dopo a ripulire. Mi è sembrata una cosa molto strana, ma paese che vai....
La mattina dei giorni lavorativi, se capita di uscire prima delle nove, ci si trova davanti a fiumi di biciclette che come razzi attraversano le piste ciclabili, non danno la precedenza a nessuno, scampanellano con rabbia per avere la via libera e proseguono. Se capita di prendere una bicicletta e di passeggiare tranquillamente per guardarsi intorno, superano come avessero una moto sotto il sedere. Pedalano come matti, dai ventenni agli ottantenni, non c'è verso di stargli dietro. Amsterdam

venerdì 13 luglio 2012

Amsterdam

Bellissima.
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venerdì 29 giugno 2012

La Manomissione delle parole - Gianrico Carofiglio

More about La manomissione delle parole Un saggio molto interessante; un libro piccolo piccolo ma denso di insegnamenti sia letterari che di attualità. Un esercizio di stile senza retorica e senza vanità. Mi è piaciuto.

mercoledì 27 giugno 2012

Non solo una deve affrontare i problemi della vita - e so bene che ognuno ha i suoi e che le isole felici non esistono - ma dover subire certi commenti da gente che di me non sa un cazzo, e invece crede di sapere tutto perchè pensa (pensa) di essere furba e intuitiva, a volte è davvero troppo.
Mi verrebbe di prendere la mazza da baseball che tengo nascosta per ogni evenienza sotto la scrivania e darla nei denti a chi se lo merita.
Questo fa di me una persona cattiva?
Vabbè, c'è di peggio.

sabato 16 giugno 2012

Massimo Gramellini

da "A sogni fatti"

Per non avere più paura di soffrire è indispensabile liberarsi dal dolore. Milioni di persone provano a farlo ogni giorno, prodigandosi in preghiere e buone azioni oppure stordendosi con droghe ed esperienze estreme. Ma i ricordi dolorosi non si possono eliminare. Quello che si può eliminare è il dolore associato ai ricordi. Oggi riesco a pensare a mia madre senza più provare dolore perché ho accettato intimamente una verità indimostrabile: che tutto ciò che accade è sempre giusto e perfetto. Che il dolore è qualcosa che ci capita addosso non per sfortuna, ma per concederci l’opportunità di conoscere la parte irrisolta di noi. Se da quando nasci a quando muori nella tua vita non è cambiato tutto o almeno qualcosa, significa che la vita non ti è servita a niente.

domenica 10 giugno 2012

La fortuna non esiste - Mario Calabresi

More about La fortuna non esiste Sono storie di uomni e donne che hanno perso tutto, legati da un unico folo conduttore che sono gli Statu uniti; una soldatessa che ha perso le gambe in Iraq, i cittadini di un'intera città che hanno perso il lavoro perchè lavoravano tutti in un'unica fabbrica, una comunità allo sbando, immigrati che arrivano nella nuova Ellis Island. Storie di oggi raccontate come sempre con grande semplicità e chiarezza, senza cadere nel pietismo.
Mi è piaciuto abbastanza, anche se lo trovo decisamente meno coinvolgente di Spingendo la Notte più in là.

giovedì 7 giugno 2012

Grom - Federico Grom e Guido Martinetti

More about Grom Inizio col dire che questo libro ha una grafica pazzesca; mi piacciono i colori delle due voci narranti, mi piace la carta, mi piacciono i disegni che ci sono all'inizio dei capitoli.
Mi piace il fiore nella prima pagina e la grafica del carattere. Mi piace il fatto che sia scritto a due voci, mi piace la storia e come è raccontata. Mi piace che due ragazzi normali si impuntino per fare un gelato buono e sano, per fare tutto secondo le regole, per non cedere ai furbetti del quartiere. Mi piace che si sforzino di rispettare l'ambiente, che cerchino il talento nei propri collaboratori.
Di questo libro mi piace tutto.
Se mai Federico Grom o Guido Martinetti passassero di qui, sappiate che sono disposta a sposare uno dei due. A caso, scegliete voi.
5 palle perchè praticamente è un libro motivazioneale, di auto-aiuto. 
Bravi, davvero.

domenica 3 giugno 2012

Murder on the Orient Express - Agatha Christie

More about Murder on the Orient Express

Dirò la verità, l'ho iniziato in un brutto periodo e non vedevo l'ora di finirlo, quasi che con lui finisse anche tutto questo casino. Ovviamente non è così, e non me lo sono goduto, da qui le tre palle anobiane.
E comunque devo dire una cosa: io Poirot non lo reggo. Un insopportabile so tutto io......

sabato 2 giugno 2012

Quasi Estate

L'ho sempre aspettata con l'anticipazione della bambina che ha tre mesi di vacanza davanti, anche se, finita la scuola, le vacanze si riducono drasticamente.
Quest'anno è decisamente diverso, ma il bello della Natura è che lei se ne frega.

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sabato 19 maggio 2012

Se ti abbraccio non avere paura - Fulvio Ervas

More about Se ti abbraccio non aver paura


Andrea è un bambino normale, vivace, allegro, chiaccherone. Prima dei tre anni però qualcosa accade, è sempre meno presente, non presta attenzione, non guarda negli occhi. I genitori preoccupati lo portano da uno specialista ed il verdetto è di condanna a vita: autismo. Dopo anni di terapie e cure, dopo infiniti viaggi della speranza in tutte le parti del mondo, il babbo di Andrea, un Ligabue di Castelfranco, lo prende e lo porta con sè in un viaggio negli States, quello che tutti vorremmo fare. Un viaggio on the road senza meta, in moto, macchina, aereo, fermandosi dove và e senza tante costrizioni.
Questo è il racconto di quel viaggio, a volte toccante ma mai triste, a volte rabbioso ma mai disperato.

martedì 15 maggio 2012

Momenti

Stasera, mentre camminavo alla sinistra di Mio Prince, accompagnandolo nel suo box, il cavallo mi ha posato la testa sulla spalla - enorme, pesantissima e sudata - e ha sospirato.
Ha lasciato la testa lì per tatta la strada come per dire "è stata dura, ma anche oggi l'abbiamo portato a casa. Mi appoggio a te, sono stanco".


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domenica 13 maggio 2012

giovedì 26 aprile 2012

La Principessa che credeva nelle favole - Marcia Grad Powers

More about La principessa che credeva nelle favole La lenta e faticosissima risalita passa anche di qua; nello sforzarsi di fare cose che prima venivano naturali come respirare, tipo, per esempio, finire un libro.
E' un regalo di una cara amica, a sua volta ricevuto in un brutto momento della sua vita.
E' una favola che spiega con semplicità e chiarezza il perchè delle cose, il perchè di certi momenti, come uscire da situazioni brutte volendo più bene a se stessi.
E' un libro bello e doloroso, non so se l'ho capito ed apprezzato fino in fondo.
Certe cose non si vogliono proprio sentire in questi momenti.

domenica 22 aprile 2012

mercoledì 4 aprile 2012

Spring

Red tulip in my garden

Reddie
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Perfection in the wildness
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Secret
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martedì 3 aprile 2012

Lover Reborn - J.R. Ward

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Il libro di tutta la serie che mi è piaciuto di meno; non che sia brutto, anche se parte molto lento, in fondo va decisamente meglio, ma i protagonisti mi hanno preso poco.
Lo ha salvato, nella mia opinione, il fatto che vi sono storie parallele, John e Xhex che cercano di adattarsi alla loro vita insieme, Xcor che prova a fare le scarpe a Wrath e poi....
E poi, finalmente, nel prossimo libro verrà la loro ora: Blay e Qhuinn.
Finalmente.

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