giovedì 2 febbraio 2012

Mia sorella Emanuela - Pietro Orlandi

More about Mia sorella Emanuela. Sequestro Orlandi: voglio la verità

Il 22 giugno 1983, Emanuela Orlandi, 15 anni, cittadina vaticana, è stata rapita mentre tornava a casa da una lezione di musica.
Da quel giorno di lei non se ne sa più niente.
Il libro è il racconto fatto dal fratello maggiore, Pietro, della vicenda vissuta dalla famiglia, di tutta l'angoscia che è piovuta loro addosso, delle bugie e dei depistaggi da parte delle alte gerarchie del Vaticano, di tutte le volte che sono stati illusi e delusi.
Una vicenda che non si è conclusa, che ancora oggi offre nuovi spunti di indagine; è la lotta di un fratello che ha preso in mano l'eredità di un padre morto senza poter riabbracciare la sua bambina.
Il sequestro Orlandi è una delle pagine più nere della nostra storia. Mi ha sempre incuriosito ed angosciato come fatto, ma essendo io stessa una bambina all'epoca dei fatti, le informazioni che avevo erano frammentarie e confuse.
Leggendo il libro si rimane storiditi; una famiglia normale, come potrebbe essere la mia, coinvolta in un fatto più grande di loro, fatto di spie, servizi segreti deviati, CIA, SISDE, STASI, KGB, alte gerarchie vaticane, criminalità organizzata, tutti che sanno un pezzetto di verità e tutti che per proteggere se stessi o i propri interessi, tengono all'oscuro la famiglia, mettono bastoni tra le ruote alla polizia, fanno di tutto per depistare le indagini.
E' una lettura agghiacciante, andando avanti con il libro avrei tanto voluto che fosse solo un romanzo.
La rabbia, l'impotenza, l'angoscia e l'amarezza che devono provare i familiari di Emanuela Orlandi è indicibile. Ho un'ammirazione infinita per tutti loro che dopo 28 continuano a lottare perchè Emanuela sia restituita alla sua famiglia, perchè sia finalmente libera.
E allo stesso tempo non si può non farsi prendere dall'odio e dal disgusto verso chi sa e continua, dopo 28 anni, a tacere.
Vergognatevi.
Emanuela Orlandi è stata rapita a 15 anni, adesso ne ha 43 - è ancora prigioniera.

2 commenti:

  1. Questa disgrazia rappresenta un mistero a mio parere senza soluzione..esistono equilibri tra poteri fortissimi che riempiono uno scenario a dir poco inquietante.Spesso non riesco a capire il peso delle diverse responsabilità,come quelle dei media e della Chiesa. Riguardo al post direi che la famiglia di Manuela non era proprio proprio una famiglia ordinaria, intendo che era comunque inserita in un contesto culturale e sociale molto particolare...esistono piste o documenti che sospettano il coinvolgimento del padre come responsabile o detentore di scomode verità? Fabry

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  2. No, da come la racconta il fratello assolutamente no; gli orlandi sono cittadini vaticani, ma il padre era un postino, niente di più. Un impiegato vaticano. Secondo il fratello, Manuela ha pagato il fatto di non essere figlia di una persona più importante da essere protetta contro un rapimento che si sapeva ci sarebbe stato (come invece erano protette alcune sue amiche - cittadine vaticane - figli di persone più importanti del padre).

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