venerdì 28 dicembre 2012

No easy day - Mark Owen

More about No easy day Non è un romanzo e non va letto come tale. E' un racconto scritto in prima persona da uno dei componenti del commando che uccise Bin Laden.
L'ho comprato perchè ero curiosa di sapere come fosse andata davvero la faccenda.
Sono molto combattuta; su anobii ho dato due stelline, il giusto compromesso tra il valore letterario del libro (una palla) e l'adrenalina che scorre a fiumi (tre palle).
Non si può però far finta di leggere una fiction, quando non lo è. Mi spiego meglio.
Come romanzo è davvero poca roba, scritto malino, non avvincente, si sente che chi parla non è uno che ha dedicato tanto tempo allo studio e alla letteratura.
Come reportage è già più interessante.
E' uno spaccato di vita dei SEAL, la parte dei corpi speciali della marina dell'esercito americano.
Addestramenti durissimi, mesi lontano da casa, goliardìa e amicizia, armi a più non posso, equipaggiamento da milioni di dollari.
Tutto divertente ed esaltante, ma quello che più mi ha disturbato è il parlare di uccidere "nemici" come se non fossero esseri umani, di far fuori o colpire "terroristi" di fronte ai loro figli piccoli, come se un bambino afgano contasse meno di un bambino americano.
Questo mi ha dato molto fastidio: che tratta la vita come se stesse giocando ad un video game.
Non sono così ingenua da credere che certe cose possano anche non avvenire, ma credo anche che ci sia un modo diverso di far sparire Bin Laden che ucciderlo di notte di fronte ai propri figli minori o ucciderne uno "imberbe" per arrivare a lui.
Ecco, se lo si tratta per quello che è, un reportage di fatti realmente accaduti, il libro mi piace davvero poco.

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