giovedì 3 marzo 2016

Into the wild - Jon Krauker

Più riguardo a Into the Wild Confesso che è da un po' che volevo leggere questo libro, ma non mi decidevo mai perchè avevo paura che mi deludesse.
Ne sentii parlare per la prima volta subito dopo l'uscita del film di cui Sean Penn ha curato la regia, qualche anno fa.
Tutti mi dicevano che era un film bellissimo e leggendo la trama, trovai la storia molto affascinante.
Quindi mi sono decisa a leggere il libro, appena avrò occasione, guarderò anche il film.
Per scrivere  una recensione onesta, devo scindere due cose: la storia di Chris McCandless (o Alex Supertrump, come si faceva chiamare lui), dal racconto di Jon Krauker.
Partendo dalla seconda cosa, il libro è molto frammentario e per niente scorrevole; ci sono alcune interviste, ricostruzioni, ipotesi e riscontri degli ultimi anni di vita del protagonista, abbastaza faticosi da leggere e per niente avvincenti.
E poi c'è la storia vera che si intuisce dietro a tutti i capitoli frammentati e quella sì che è affascinante.
Sulla vita (e soprattutto sulla morte) di Chris McCandless, si è scritto di tutto: coloro che hanno letto il libro o visto il film, si sono sentiti in diritto di esprimere giudizi e dare pareri su un ragazzo morto più di venti anni fa che nessuno, tranne forse la sorella, ha mai davvero conosciuto.
Ma andiamo con ordine.
Chris McCandless è un ventenne americano appena diplomato; ha un piccolo fondo per proseguire gli studi, durante una cena con i genitori annuncia loro di volersi iscrivere al college, ma, prima, di voler passare l'estate a girovagare un po' per gli Stati Uniti, in autostop.
In realtà Chris regala ad un'associazione di beneficienza i suoi risparmi e, con la sua scassatissima auto, fa perdere le sue tracce, onn contattando mai più amici e parenti
Inizia la sua vita da homeless, facendo lavoretti qua e là, dormendo dove capita, ma lasciando sempre nelle persone che incontra o per le quali lavora, un'ottima impressione, l'idea di qualcuno che sa quello che sta facendo, che nella vita ha uno scopo preciso.
Chris non vuole niente di materiale, vuole godersi la vita e la natura senza obblighi verso la società consumistica.
Il suo vero scopo è di andare in Alaska e vivere nella natura, come dive lui, to go into the wild.
Negli anni successivi Chris non contatterà mai la famiglia, scriverà brevi cartoline a coloro che gli hanno regalato emozioni e finalmente riuscirà ad andare in Alaska dove, in circostanze misteriose, troverà la morte.
Dalle ricostruzioni fatte, Chris andrà in Alaska totalmente impreparato (o forse volutamente impreparato), troverà riparo in un autobus abbandonato sulla riva di un fiume in mezzo a una foresta e vivrà qualche mese di cacciagione e mangiando bacche.
Saranno quest, si crede, che lo intossicheranno e indeboliranno tanto da farlo morire di inedia.
Questo è quello che racconta l'autopsia.
Ma è andata davvero così?
In realtà Chris ha lasciato messaggi ben chiari, in un piccolo diario che teneva e scattando foto con una vecchia macchina fotografca che si era portato dietro.
L'ultimo autoscatto di Chris lo ritrae emaciato e magrissimo, probabilmente già intossicato, ma sorridente, con un biglietto in mano nel quale c'è scritto
"I have had a happy life and thank the Lord. Goodbye and may God bless all!!!"
Chris è consapevole che la morte è vicina eppure è felice, contento di aver vissuto quella vita.
La storia di Chris ha ricevuto tantissime critiche, così come il libro, così come il film.
Per tanti glorificare un ragazzino incoscente che si è avventurato nelle terre selvagge fino a morirne è una pessima idea.
Avendo letto il libro (che ripeto, non è niente di che) e dopo aver fatto ricerche su internet (si trovano tutte le foto del rullino sviluppato post mortem), devo confessare di aver trovato la storia molto affascinante.
Quello che credo è che Chris McCandless non sia affatto andato impreparato, ma che si sia lasciato trasportare dalla vita e dalla natura, che è quello che ha sempre fatto e che voleva davvero.
Quasi come un monaco, quasi come un asceta, ha rifiutato le comodità della vita moderna per vivere nella felicità assoluta, nella gioia di chi non ha niente e quindi è privo di obbligazioni verso la società.
Un uomo che ha se stesso e il mondo che lo circonda e che quindi, in fondo, ha la ricchezza assoluta.
Comunque la si pensi è una storia che non lascia indfferenti, ma che a me è piaciuta tantissimo e capisco il fascino che ha esercitato verso tutte quelle persone che, dopo averla letta, sono volate fino in Alaska per andare a visitare il bus dove Chris McCandless ha trovato la morte.

Nessun commento:

Posta un commento

Si pregano i Signori Commentatori di firmarsi sempre, di inserire il link al proprio sito (se c'è) e di evitare offese inutili (e anche quelle utili). Grazie.

(Please sign your comments, thanks)

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails