domenica 10 aprile 2016

Va', metti una sentinella - Harper Lee





Più di quindici anni sono passati da “Il buio oltre la siepe” e torniamo a Maycomb, Alabama, con una Scout cresciuta, che si fa ora chiamare Jean Louise, che abita a New York e che torna a casa un paio di volt l’anno.
Torniamo per sapere che Jem è morto all’improvviso qualche anno prima, che zia Alexandra abita oramai in pianta stabile con Atticus e che lui, il protagonista indiscusso del primo libro, è molto diverso da quello di cui tutti si erano invaghiti.
Che l’uomo giusto, onesto, retto e profondamente cristiano, nel senso filosofico e laico del termine, è diverso da quello che avevamo visto nel primo libro.
Scopriamo che Atticus tratta con condiscendenza i neri che fino a ieri vivevano con li (perfino la mitica Calpurnia), che li considera dei bambini, non abbastanza maturi per votare o per gestire da soli le proprie vite.
Scopriamo tutto questo insieme a Scout e con lei ci indignammo e guardiamo feriti un uomo che era diventato un mito per la nostra (e precedenti) generazione.
Qualcuno che tutti noi, come Scout, avevamo messo sopra un piedistallo e pensato quasi “santo”.
Perché? Mi sono chiesta. Perché scrivere questo libro dopo “Il buio oltre la siepe” (Harper Lee lo ha finito negli anni ’50)?
Perché uccidere Atticus come lo avevamo immaginato, conosciuto e amato?
Forse per cancellare il piedistallo dalle nostre teste e renderlo uomo comune, che come tutti può sbagliare, avere torto.
Ci ho messo un po’ a digerire questo libro, lo ammetto. Non ne capivo il senso. E come Scout, anche io ero arrabbiata per come Atticus si era rivelato totalmente diverso da quello del primo libro.
Riflettendoci più a lungo però mi sono resa conto che anche questo libro, come “Il buio oltrela siepe”, parla di diversità e anche di razzismo, in un certo senso, ma in maniera diversa e più matura rispetto al primo.
Atticus è davvero così diverso rispetto al primo libro? Ascolta Scout quando lo accusa di razzismo, lo fa con calma e attenzione e nonostante gli insulti che lei gli lancia addosso, non la fa mai dubitare del suo amore e, nonostante le idee diametralmente opposte, le fa capire quanto sia fieri di lei, che lotta per le sue idee anche contro il suo “idolo” di bambina.
Atticus, ancora una volta, ma da uomo come gli altri, insegna che la diversità è ciò che rende l’uomo ricco e che la diversità va sempre difesa, ascoltata e presa in considerazione.
Di certo il libro non è all’altezza di “Il buio oltre la siepe”; è decisamente più adulto, più politico, a volte caotico e meno lineare, ma anche più umano e meno perfetto.
Tutto sommato, 4 palle.

Qui: Il buio oltre la siepe

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